Anselmo Turazza: Palmstroem e altri Galgenlieder. Libreria Antiquaria Palmaverde, Bologna. 1955
Inhaltsverzeichnis |
Hinweis
Ich bin mir bewusst, dass das unten wiedergegebene Werk noch nicht gemeinfrei ist. Da es aber nicht mehr verlegt wird und ich es auch sonst nicht finden konnte möchte ich es allgemein zugänglich machen.
Bitte um Mithilfe
Bis jetzt konnten noch nicht alle Übersetzungen den jeweiligen Gedichten zugeordnet werden.
Wer des Italienischen mächtig ist und hier Hinweise geben kann, den bitte ich freundlich um Mithilfe -> nichtzugeordnete Gedichte
Palmstroem e altri Galgenlieder
- Titel
- Palmstroem a altri Galgenlieder. a cura di Anselmo Turazza
- Auflage
- 1955
- Seiten, Größe, Bindung
- 79
- 15 x 23,5 x 0,8
- Paperback
Inhalt
Die übersetzeten Gedichte sind bei den jeweiligen Originalen zu finden. (Eine Übersicht über sämtliche italienischen Übersetzungen ist hier zu finden.)
Vorwort, Anmerkungen und Inhaltsverzeichnis sind so wie im Original wiedergegeben.
Introduzione
Alle Galgenlieder (sigla A. G.) s'intitola la silloge dei «carmina patibolata», costituenti un aspetto essenzialmente complementare, il «rovescio»: l'indiretto il faceto l'umoristico l'ironico lo sconcertante della Musa morgensterniana.
Il cui valore complessivo risulta altresì e non meno plausibilmente dall'aspetto, che si potrebbe considerare quasi il «dritto», il diretto: l'aspetto conferitole dall'ispirazione positivamente «seria», affidata a uno stile niente affatto parodistico né sincopato né divisionistico.
Tale silloge, avendo già raggiunto, nel 1940 (Leipzig, Insel-Verlag), una tiratura di 90 mila copie (salite, nel frattempo, a 169 mila) comprende circa duecento cinquanta componimenti, suddivisi in quattro cicli:
I - Galgenlieder in senso stretto (sigla G.), della cui prima edizione (1905) la presente lettura mterpretativa di circa novanta Galgenlieder in senso lato (lettura iniziata e ultimata nel luglio 1954), intende commemorare il cinquantenario: se non come contributo di genialità o di pe regrina erudizione, almeno come tributo di gratitudine e devozione tale da invogliare altri ad approfondire lo studio d'una apparizione letteraria, le cui più remote ascendenze andrebbero ricercate, quanto alle arditezze stilistiche e alla spericolatissima inventività lessicale, nel Fischhart ΕλλοποσχληροϚ e in Jean Paul: se, per ogni altro verso, la dionisiaca musicalità del costoro genio, prevalentemente gotico e barocco, non fosse in antitesi con la plasticità apollinea del genio del Nostro, prevalentemente attico e rinascimentale.
II. - Palmstroem (sigla P.), edito la prima volta nel 1910, qui recato per intero. Sovente ristampato come N. 318 della Insel-Bücherei, tocca ora il 205° migliaio.
III. - Palma Kunkel (sigla P. K.), pubblicato postumo: 1916.
IV. - Der Gingganz (sigla D. G.), posteriore di tre anni a Palma Kunkel.
Per una più completa elencazione delle edizioni: e delle opere suddette; e di altre molte, si leggano le pp. 242-249 della monografia fondamentale intorno al nostro Poeta: Michael Bauer «C. Ms. Leben und Werk » Fünfte Auflage. Vollendet von Margareta Morgenstern - München 1954 Piper Verlag - 25 Tausend (sigla M. B.).
Altri libri, ai quali ci accadrà fare riferimento nelle nostre chiose, tanto decimate da apparire mutile (1), indi- cheremo con le seguenti sigle:
(S) - C. M. «Stufen» München 1922 Piper V. (Ed. prima 1918).
(ES) - C. M. «Epigramme und Sprüche » München 1920 Piper V. (Ora esaurita).
(PH) - C. M. «In Phanta's Schloss - Ein Zyklus Humo- ristisch-Phantastischer Dichtungen» München 1922 Piper V. (Ed. Prima 1894).
(H) - C. M. «Horatius Travestitus-Ein Studentenscherz mit einem Anhang: Aus dem Nachlass des Horaz» IV Auflage - München 1922 Piper V. (Ed. I, 1896 cfr. M. B. p. 87).
(A. M.) - C. M. «Das Aufgeklärte Mondschaf - Erläuterungen von Dr. Jeremias Müller - Leipzig 1938 Insel V.
(1) e poco o punto, per giunta, delucidatorie. Sarebbero esse a dirsi, più esattamente, marginali divagazioni: occasionate, qua e là, quasi sempre, da realia del contesto originale (escluse, ben inteso, minutaglie tipo «dreadnought» oppure «Divano» di Goethe o «Elettra» di Richard Strauss!).
Marginalia
I. - Introduzione
Galgenlieder: Data la minore adeguatezza e la scarsa risonanza delle italianizzazioni sin qui tentatene (ad. es. «Canti del Capestro»), preferiamo citare questo titolo nell'idioma originale, come già è invalso per i Reisebilder di Heine. In una scampagnata da Berlino a Potsdam, il M. e alcuni sodali, colpiti dalla vista d'un Galgenberg (rialzo di terra sormontato da una forca), si costituirono in una sorta di confraternita con le proprie tornate e il proprio rituale, denominando simbolicamente se stessi, dalla prima parte del suddetto vocabolo, Galgenbrüder. Codesta denominazione, stando a certe testimonianze del M., non ci illuminerebbe gran che intorno alla peculiare ispirazione più o meno comune ai componimenti poetici, che vennero appunto intitolandosi Galgenlieder. Stando a certe altre, sì. Le prime si possono raccogliere dal primo dei due proemii, figuranti in A. G. (ed. cit.): Versuch einer Einleitung zur dritten beziehungsweise ersten Auflage, che l'A. finge essere stato dettato dalla Dr. Gundula Mueller (dalla vedova, cioè, d'un parimenti fittizio Lic. Dr. Jeremias): proemio in chiave jeanpauliana, corredato di dati, sia topografici sia cronologici, anch'essi burlescamente immaginari (Koepenick - Athen. Im Schaltjahr A. D. MDCCCCCVIII) ; le seconde, dal secondo: molto più breve e, per giunta, sprovvisto dei suddetti dati, nonché d'una firma qualsiasi; ma, forse, appunto per ciò, di gran lunga più... attendibile del primo; o, per lo meno, molto meno sconcertante. Oltre a questi due proemii, la silloge definitiva, stampata nel 1905 all'insegna dello «einarmiges Kreuz ohne Kopf mit der Basis über dem Winkel», reca una dedica : dem Kinde im Manne,
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cui si aggiungono, quale Motto, le parole di Nietzsche: Im echten Manne ist ein Kind versteckt: das will spielen. Tale dedicatoria originaria fu integrata, nel 1913, da una seconda, che figura nella 15a edizione: dem Kinde im Menschen, così illustrata : «in ogni essere umano si cela un fanciullo, dotato dell'istinto di foggiarsi da sè quel che più gli talenta. Quale giocattolo serio al pari d'un utensile (=Spiel- und Ernstzeug) egli predilige: non la nave in miniatura, con tutte le sue finiture; sibbene il guscio di noce avente per alberatura una penna d'uccello e per nocchiero un piccolo sassetto. Il fanciullo, fatto adulto, rivendicherà poi a sè anche in arte il ruolo di chi partecipi alla fabbricazione del congegno del suo giocattolo, e non solo di chi se ne stia lì ad ammirarlo bell'e confezionato». Così gagliarde tempre d'umorismo, rinnovatrici impreviste, se altre mai, dei modi più autenticamente poetici della proteiforme «ironia romantica », non è a stupire se urtarono nelle più diverse e avverse accoglienze da parte, non solo degli «sprovveduti» lettori, ma anche di critici solitamente... «avvertiti». A molti questa originalissima Musa largì godimenti estetici altrimenti squisiti che non il suo innanzi: la Musa di Wilhelm Busch, al quale il Nostro ci richiama non meno che al posteriore Joachim Ringelnatz»[1]. Prima ancora, infatti, che il Ringelnatz, anche il Nostro ebbe consacrazione, più che altro, a dir vero, occasionale, dagli Ueberbrettl, per opera, soprattutto, di Ernst von Wolzogen. A parecchi altri la Musa dei Galgenlieder non ingenerò se non rompicapo e fastidio. Dai più essa venne fraintesa. Chi s'intese ravvisarvi parodie di
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lirica moderna; chi la salutò una «melensaggine di livello superiore». Chi, infine, arrivò addirittura a negare all'A. anche un minimo di facoltà autocritica, oltreché il più elementare buon gusto. Primi azzeccarono passabilmente la diagnosi, disperante anche oggidì, Julius Baab, Georg Witkowski, Hermann Hesse; i cui giudizii puoi leggere in Michael Bauer (op. cit. 130). A essa opera di M. Bauer ci siamo attenuti e a essa rimandiamo chi voglia vedere integrata la presente (purtroppo lacunosa) presentazione dei Galgenlieder. Più, poi, per apporvi una contingente meccanica estrinseca chiusa che per trarne alcuna conclusione intrinseca organica essenziale, osiamo proporre, senza approfondirlo, un parallelo. Come di Carlo Dossi, malagevolmente inquadrabile nel panorama letterario italiano, si volle ravvisare una (dal Dossi consaputa) congeniale ascendenza in Jean Paul; così, nella considerazione di chi redige le presenti osservazioncellè, il creatore dei Galgenlieder non va disgiunto da un poeta, d'entrambi minore, ricollegabile anch'egli alla norditalica «scapigliatura»: il novarese Ernesto Eagazzoni.
Palmstroem: sulla genesi di questo ciclo e sulle sue attinenze con il resto dell'opera, cfr. M B 138-146. Anche qui, come nei Galgenlieder, soltanto grotteschi! (Si pensa, per il binomio Palmstroem-Korf, ai flaubertiani Bouvard et Pécuchet). Niente, dunque, parodie (almeno, dovremmo credere): quali, ad es., sarebbero innegabili nei cicli «Egon und Emilie» e «Die Schallmühle », non annoverati fra i Galgenlieder neppure in senso lato. E mai, altresì, neppur l'ombra di «invereconde arguzie con doppio senso» (= zweideutige Witze und Zoten) ; verso le quali, «massime se escogitate a freddo e spacciate, per di più, dall'alto dei palcoscenici», il M. nutrì ognora una tenace avversione. I suoi «grotteschi», egli afferma, «vorrebbero abolire la oppressura di quel così detto «piano fisico», che la seriosità dell'epoca nostra, fatta deserta di Dio e d'ogni fattore spirituale, tenderebbe a gabellare come l'unica e unicamente beatifica realtà». Inviandone, nel 1910, il manoscritto al suo editore di allora, Bruno Cassierer, l'A. così annuncia l'av-
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vento di Palmstroem: speriamo che a poco a poco esso metta un po' nell'ombra i Galgenlieder (in senso stretto).
Palma Kunkel: il cognome è «trasparente» e offre il tema e il titolo a una poesiola, «La conocchia», inclusa nei G. (A. G. p. 45). Il prenome sembra far voluto riscontro a Palmstroem; circa il perchè della scelta di entrambi, non è mai stata emessa, dobbiam credere, veruna «teoria».
Der Gingganz: sulla origine di questo nome, cfr. la prima delle poesie, così intitolata, del ciclo omonimo. L'A. ne dà due definizioni: la prima (S 95): Gingganz è semplicemente un vocabolo tedesco per «ideologo» ; la seconda : «uno sprofondato nei suoi pensieri, un perduto, un distratto, un arzigogolatore, un sognatore, un cogitabondo ». (A. G. 250).
II. - Florilegio di Galgenlieder
Desiderio di monumento: altro desiderio l'A. aveva espresso, fuori di celia, nella «Notizia autobiografica» con la quale si apre il primo capitolo di «Stufen», intitolato «In Me Ipsum»: « Zu Niblum will ich begraben sein - am Saum zwischen Meer und Geest...».
Si spense all'alba del 31 marzo 1914 in Merano (Untermais - Villa Helioburg). Le sue ceneri sono custodite nel Goetheanum di Dornach, presso Basilea. Nato a Monaco il 6 maggio 1871, nella Theresienstrasse n. 12 (poi 23), (la casa andò interamente distrutta in un bombardamento aeronautico del 1945), da genitori poco più che ventenni (paesaggisti il padre e i due avoli), egli trascorse una puerizia serena, entro un'aura mozartiana. La madre Charlotte, nata Schertel, pianista, morta di mal sottile che si trasmise all'orfano decenne, lo aveva battezzato, per l'appunto, in onore del divino Salisburghese, col nome Wolfgang: da aggiungersi a Christian, impostogli per onorare la memoria del nonno paterno, amburghese trapiantato in Baviera. Collegiale in Landshut an der Isar, ebbe a subìre, come già il Manzoni in Merate, immeritate, manesche prodezze pedagogiche. Se esse non furon, come usa oggi dire, controprodu-
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centi, non sappiamo se sia da darne merito alle epistole paterne, ove al consolando figlio dodicenne si citava in greco il motto goethiano: δ μή δαρείϛ άν?ρωποϛ ού παιδε?ται (
)[2]. Studente di giurisprudenza in Breslavia, nella cui Accademia di Belle Arti il padre teneva la cattedra di pittura paesistica, non gli sarebbero difettati efficaci «appoggi» per la carriera universitaria (da parte di Felix Dahn e di Werner Sombart). Ma, nonostante il grande ascendente che ebbero costoro, massime il secondo, su di lui; né, più tardi, in Monaco, come giurista; né in Berlino, dove, con un impiego procuratogli dallo Jordan nella Nationalgalerie, volevano istradarlo alla archeologia, egli conseguì mai il titolo di Doktor. Sin da studente redasse periodici. Nel primo di essi, «Der deutsche Geist», già nel 1892, si potevan leggere accorati moniti, dal sapor di rofezie, verso i non pochi suoi connazionali resi ottusi da romanticoidi megalomanie pangermanistiche. (cfr. Karl Kraus- Die letzten Tage der Menschheit). Guastatisi i rapporti con il genitore (quest'ultimo, divorziato dalla seconda moglie, non gli perdonava la solidarietà con la matrigna prior), il M., che molto ne sofferse nella sua pietas filiale, per non piegarsi all'ingiustizia, affrontò animoso, nonostante la malferma salute, le accresciute difficoltà della vita. E uno stile di vita anche esteriore egli seppe foggiarsi non disforme dalle esigenze del suo mondo interiore.
Per non chiuder troppo incompiuto il quasi epitafio che si vien delineando come curriculum, sarebbero altresì da ripercorrere, oltre ai Bildungserlebnisse suaccennati [3] e culminanti nell'Evangelo di Giovanni, gli Urerlebnisse offerti dai soggiorni nei varii luoghi di cura e dai, viaggi, lungo una linea che va da Taormina a Cristiania. Nella capitale norvegese, ribattezzata ora Oslo, egli a lungo dimorò in assiduo contatto con Ibsen, di cui tradusse Peer Gynt e altre opere. Grazie a tale sua operosità ermeneutica e grazie alla più varia pubblicistica in proprio (tra la non meno insigne è da annoverare la così detta letteratura per l'infanzia); grazie,
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infine, alle altamente apprezzate e coscienziose consulenze editoriali presso Bruno Cassierer di Amburgo, le sue condizioni di vita, non solo materiali, andarono sempre migliorando. Non altrettanto si può dire, purtroppo, del suo stato di salute. Ma la vita non gli fu sino all'ultimo avara del suo confortevole sorriso. Nel ciclo «Wir fanden einen Pfad» egli benedisse come una svolta felicemente decisiva del suo destino l'incontro, nell'agosto altoatesino del 1908, a Bad Dreikirchen, di Colei che divenne poi sua consorte, Margareta Gosebruch von Liechtenstern (cfr. M. B. 166-172). Ad essa, che si è consacrata al culto della memoria del Poeta, nella sua casa da Lui prediletta in Breitbrunn am Ammersee, la posterità va debitrice della pubblicazione di molte importanti opere postume. Noi le siamo grati della concessaci autorizzazione a pubblicare il presente saggio interpretativo.
Il pianeta delle mosche: cfr. Stufen 182: gran ventura davvero che Dio non abbia dato alle mosche le dimensioni degli elefanti! Ucciderle, in tal caso, ci costerebbe maggior fatica e maggiori rimorsi. Cfr.
. Zenobio III 68. Luciano - Encomion muscae 12.
Le mutande: cfr. In Phanta's Schloss, la III parte di «Wolkenspiele»: grosse Wäsche droben im Himmelreich !... Wie viele Hemdlein, Höslein... die gute Schaffnerin zum Trocknen breitet. Cfr. altresì, l'eufemico «Inexpressibles» nella poesia «Die Windsbraut», (da noi qui tradotta «La mogliera del vento»), che burlescamente ci riporta ai tempi di «Leonce und Lena» di Georg Büchner, nel cui A. III Sc. 3° dice Valerio dei pseudoautomi rappresentanti la regale coppia nuziale: sie haben ein feines sittliches Gefühl, denn die Dame hat gar kein Wort für den Begriff Beinkleider.
Il Nasobēm: Es steht noch nicht im Meyer. Und auch im Brockhaus nicht. Così nel testo. Ora non più. Lo scherzoso vaticinio, significato nel noch, s'è avverato, consolidandosi la nominanza del Nostro. Il Brockhaus Allbuch 1935, infatti, secondo riferisce MB 31, accoglie la nuova voce, così definita: Nasobēm von Chr. M. erdachtes Fabeltier, das auf
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seinen Nasen schreitet. Pur nella sua atticità di spiriti e di forme (l'essenziale), questa theriografia teratologica, quanto a materia e contenenza (il contingente), richiama certe oniriche ossessività del Lautréamont in «Les Chants de Maldoror». Già il nome suona quasi misto di rhinòbate e rhinòscele : come quello in cui il bēm, che tiene forse di
e di Bein (basso ted. Been), potesse aver mutato in labiale la dentale della nasale finale, magari per rimare con Brehm.
La Prova: cfr. Teofilo Folengo (Baldus I, 175) «Cavallus spatio poco se totus adunat - ac si per gucchiae vellet passare foramen». Il testo originale comincia così : Zu einem seltsamen Versuch - erstand ich mir ein Nadelbuch.
Il pecoro lunare: uno dei temi preferiti del Nostro, il quale ne dette una propria versione latina (AG 27: Lunovis Cfr. ibid. 28) e ad esso intitolò uno scritto paradossalmente esegetico: Das aufgeklärte Mondschaf (cfr. Introd.).
I due imbuti: l'artificio pseudometrico della sagomatura solo otticamente imitativa (estrinseca, inerte) dell'oggetto materialmente sensibile, in cui consista il tema contenutistico del carme, ha il proprio innanzi più illustre nell'Anthologia Palatina (XV 21, 22, 24, 25, 26, 27). Cfr. Theocritus et cet. - Carolus Gallavotti recensuit Romae 1946 pp. 225-237. A dislocazioni tipografiche, per passare ai moderni, ricorsero altresì, ma con altri intendimenti, Arno Holz e Maiakowski. «Tout pour l'oeil, rien pour l'oreille» verrebbe detto, se non temessimo avvilire a contesto così diverso la figurazione baudelairiana di una delle Pleurs du Mal di più severa bellezza. Altro il caso del polimetro victor-hughiano «Les Djins», al cui grafico digradare si adegua un klimax intrinsecamente sinfonico. Per converso, Paul Fort sopprime ogni tradizionale, sia pur minimo, vestigio di modellatura grafica e alla fonica modulatura affida la individuazione della struttura metrica dei singoli versi entro l'incognito indistinto di una prosasticità tipografica: rien pour l'oeil, tout pour l'oreille.
La ghiandaia et cet: Das aesthetische Wiesel. Citata in trattazioni anche non monografiche intorno al Nostro. Fra
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gli altri, da Enrico Rocca (St. d. Lett, Ted. dal 1870 al 1933 - Firenze 1950, p. 74) : «l'estetizzante assiuolo si poserà sul ghiaiuolo solo per via della rima». Forse non avremmo trasposto in italiano questa poesiola, se l'accenno così ispirato, che qui ne riportiamo del Rocca, ci fosse venuto a conoscenza tempestiva.
Il dondolo et cet: cfr. A. M. 64.
Cielo e Terra: il Forstadjunkt dell'ultimo verso ci fa pensare a «un passant, monsieur l'adjoint» di Jules Laforgue. Cfr. Vittorio Lugli «Da Villon a Valéry» (Messina 1949, p. 311).
La Nähe: cfr. E. Rocca, ibid. Qui, ancor più che in «Studi linguistici» di Palmstroem, la nostra versione risulta letterariamente suicida per una cagione ben più riprovevole del mero calco letterale : il «collage» eteroglosso. Non che tale partito tecnico sia di per sé necessariamente esiziale alla liricità; che anzi, da Dante a Ezra Pound, se ne potenzia talora la poesia originale. Persino la poesia tradotta seppe trarne, senza discapito della venustà, un plus di acribia, grazie alla gordiana soluzione che del problema ermeneutico centrale del Cimitero Marino di Paul Valéry: «il faut tenter de vivre», escogitò genialmente Beniamino Dal Fabbro: lasciar tali parole così come stanno, rinunciando a infiacchirle nel travestimento in altra lingua [4].
Canzone dei gabbiani: accertamenti di eventuali addentellati biografici esulano dal nostro interesse. Ci basti sapere, in questa direzione, ed è anche troppo, che Emma era il nome dell'ava materna amatissima del Nostro. La trovatina di associare all'aspetto dei gabbiani quello di donne obbligatoriamente rispondenti a un certo nome di battesimo, fu additata, non rammentiamo da chi, tra le degne di citazione.
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III. - Palmstroem
Il magazzino: (S. 116) in paradiso, almeno, non ci saranno più missive postali. Vi ritroveremo, in compenso, i nostri portalettere, i quali eo ipso vanno a finire in paradiso; senonché ivi essi saranno già pensionati e promossi ad angeli.
Il teatro; M.B. 140.
Studi linguistici cfr. «Die Nähe» e MB 132 : «come Nietzsche esigeva una transvalutazione di tutti i valori, così il Nostro operava transvocabolizzazioni di tutti i vocaboli». Tra i linguisti da lui studiati (AG 299) fu il Mauthner «Kritik der Sprache», il quale, alla sua volta, scrisse di lui: «nutrivo profonda venerazione per la faceta serietà di questo mistico coboldo, senza avere il più lontano sospetto che anch'egli prendesse interesse ai miei lavori». Non stupisce, perciò, che tra i più cospicui contributi scientifici, registrati nelle bibliografie morgensterniane, figurino indagini di glottologi: ad es., Leo Spitzer, citato anche nell'Enciclopedia Treccani, alla voce del Nostro; o il Kronasser: Handbuch der Semasiologie-Heidelberg 1952, nel capitolo Lautbedeutsamkeit. Cultore ancor giovinetto del Volapük, il Morgenstern si foggiava, per giunta, idiomi suoi : il «Lalula» e l'«Angra Pequena».
Studi linguistici: «indole ripida» = «steile Charaktere». Il nostro calco ermeneutico d'una meno usitata accezione di questo aggettivo non dovrebbe meravigliar troppo chi ne ravvisi un uso forse analogo presso G. Marotta (L'Europeo 485) «più gli individui erano strani, ripidi, anomali, più il Dickens si affrettava a impararli».
Il fucile buttato: cfr. M.B. 142-3, ove si cita un'anteriore redazione; la quale, non piacendo a coloro a cui il Poeta primi la lesse, fu sostituita dalla presente «più poetica, più romantica». Se la precedente sia destituita di qualche pregio, potrà giudicare il lettore dalla seguente, anche in questo caso, più paràfrasi che metàfrasi: Palmstroem patriota — «Palm, che avverso è sempre ai vili, - a far cerca
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di fucili — va, tra il grano in fior buttati — (Forse in odio agli imboscati — o a più rie genie di spie?!) — utte va le retrovie — perlustrando; e, per davvero, — quasi un magazzino intero, — grazie a Palm, ne vien mandato, — en munito di attestato — dei rurali (ligi agli ordini — e di mance sempre ingordi), — ben munito di bollette, — a un Ufficio che vi mette — la prescritta impiombatura. — Grazie, dunque, a tal premura — di Palmstroem la repertiva — prima dell'inverno arriva — alla sua definitiva — sede, in guisa regolare : — il Comando Militare!» Che, poi, il pensoso pacifismo del Nostro (MB 213-5) poco o punto abbia di gratuito, utopistico — e non si ammanti di un Credo pseudoumanitario sociologico egualitario (S 125), si rileva dal seguente passo (S 121): «possiamo aver trascorso metà di nostra vita sempre respingendo la guerra, sinché un bel giorno dobbiamo riconoscere: no, la guerra è forse pur sempre uno dei tragici mezzi di autodisciplina dell'umanità. E più temibile ancora della guerra rimane il fatto che persino questo terribile mezzo, una volta posto in opera, non giovi all'uomo un bel nulla: il fatto che un tale mezzo può sì mantenerci abili ad affrontare in un dato momento la morte, ma non ci rende maggiormente abili ad affrontare noi stessi e, insieme con noi stessi, la morte della vita da noi sino a un dato momento vissuta». All'interrogativo, infine, forse meno legittimo, in sé, circa la posizione che avesse potuto assumere il Nostro, se fosse vissuto oltre il 1914, non si può, in definitiva, rispondere se non con un atto di fede : avvalorata, peraltro, in modo abbastanza univoco, dalla maggior parte dei suoi aforismi. Eccone uno dei più indicativi (S 121): Lehrer-Komödie : la povertà dei docenti, mentre gli Stati per le forze armate scialacquano somme pazzesche. I popoli non si concedono il lusso di retribuire i docenti con più di 600 marchi e rimangono tanto scimuniti da spenderne 60 miliardi nelle guerre.
Il Munchhausen di Korf: del suo «Palmstroem» disse il Nostro (MB 138): «se le mie liriche fossero buone a disciogliere in primaverili rugiade anche un sol poco della musica dell'anima, che i crudi verni della vita raggelano a
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funereo silenzio dentro il corno del postiglione, a me basterebbe».
La Sacerdotessa: in questa rarefatta ieratica aura ci fu, se rammentiamo bene, chi volle vedere parodiati alcuni riconoscibili aspetti della Musa rilkiana. Non ci risulta se i rapporti fra i due poeti fossero rimasti anche in seguito quali erano nel 1894: allorché all'invio, fattogli dal Nostro, del volume «In Phanta's Schloss», il Eilke rispose con una lirica (riportata in MB 68) inneggiante alla poesia dell'esordiente.
La Gazzetta del Meriggio: riguardo a questo e, ancor più, al consimile componimento «Del legger giornali», si potrebbero citare altri luoghi del Nostro, in cui egli dà a divedere la sua scarsa fiducia in una funzione positivamente educatrice assolta dalle efemeridi. Da tali accessi, per non dire eccessi, d'insofferenza verso carenze insite nelle politeiai pluripartitiche, ben di rado vediamo propensi a difendersi tali temperamenti di «clerici»; che noi, tuttavia, forse in disaccordo con Julien Benda, ci sentiamo talora tentati di qualificare «réguliers dans le siècle», anziché rei di «trahison» : Nietzsche, Julius Langbehn, Paul De Lagarde, Victor Hehn, Alfredo Oriani. Vero è che nel Nostro la satira va quasi immune di acredine polemica; e, aliena com'è da ogni atteggiamento oratorio, non corre soverchio pericolo di scivolar nel patetico. Certo non si può dir tale il seguente epigramma: «Arithmetische Progression» Ein Paar Zeitungen — Zwei Parteizungen — Zwei Paar Zeitungen — Vier Parteizungen — usw. (ES).
Il probo e pio gigante: qui, altrimenti che nell'icastico Nasobēm, l'elemento teratologico inerisce alla ethopea, non direttamente, ma indirettamente, attraverso un requisito accessorio della eroicomicità : la burlesca elencazione dei cibi (oniatografia), che acquista un sapore tra il rabelaisiano e lo swiftiano [5].
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I pantaloni di ventutó: anche questa lirica e le due seguenti che ne riprendono il tema, richieggono ermeneutiche acrobazie, estremamente rischiose. Si vede qui, spinto alle più ardue, quasi assurde conseguenze, un tipico procedimento disincantato, arieggiante (osserva MB 142, citando Goethe) le uscite di Eulenspiegel [6]. Si vivisezionano vocaboli, con il risultato di abolirne il senso invalso d'una loro inavvertita e passiva e prosaica metaforicità. Ricondotte così al senso proprio, quasi insospettato, le singole parole se ne potenziano e liricizzano attraverso una densa tematica contenutistica: orchestrata, alla sua volta, sopra una fitta gamma di quasi sempre imprevedibili variazioni e di equivalenze pseudetimologiche e di eziologiche mitizzazioni. Eccoci condotti, così, quasi a nostra insaputa, alla formazione d'una mitologia tutta particolare; che, a ragion veduta, si potrebbe dire tautegorica, anziché allegorica.
L'Autorità: per lo spunto autobiografico, cfr. MB 205.
La gente veramente pratica: intorno alla Realgesinnung qui ironicamente inculcata, ci sembra istruttivo lo scritto di Franz Werfel «Realismus und Innerlichkeit» Wien 1931 Zsolnay Verlag: un opuscolo di 35 p.p. (p. 5, p. 25 e passim).
IV. - Horatius Travestitus
Paralipomeno apocrifo: così ci arbitriamo intitolare il presente: non travestimento reale di esistente, sibbene simulato ritrovamento d'inesistente carme oraziano. In questa appendix, infatti, si mutuano dal Venosino soltanto gli schemi metrici.
V. - Parergon
Parergon (23-1-1955): questa postilla trovi qui non troppo disdicevole collocazione, quasi epilogo, forse meno dissono: e del presente contributo ermeneutico in rima; e del
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commentario, non «perpetuo», (c'est là son moindre défaut!), che tien luogo, alla sua volta, d'una monografìa organicamente esegetica, qui desiderata.
VI. - Commiatio augurale
E noi ora al Poeta, il cui prenome e il cui nome sembrano rispettivamente rispecchiare, quasi «omina» simbolici, la sua vita e la sua poesia, non sapremmo quale rivolgere, nel congedarcene, più sidereo saluto, che il tre volte immortale di Platone (Anth. Lyr. 15), ripreso da Galeazzo di Tarsia e posto da Shelley in fronte al suo «Adonais»:
- Vivo tra i vivi, Quassù, tu fulgevi qual Astro d'Aurora; fulgi or tra i morti ancora, Stella del Vespro, Laggiù ! O vale forse meglio, scambiando i riferimenti di
e di
, formulare l'augurio come segue?
Du schienst hier einst, im Leben, als Licht des Abendsterns ;
jetzt scheinst Du dort, im Tode, als Licht des Morgensterns !
Anmerkungen
- ↑ Nipote, costui, [cfr. Paul Feehter-St. d. Lett. Ted., Berlin 1941, p. 639] a Paul De Lagarde, suo zio e suo... omònimo (anch'egli «pseudonomastos» : l'autentico nome di entrambi è Bötticher) ; verso il quale il Morgenstern ebbe sovente a confessarsi debitore di proprii orientamenti ideologici in fase di transizione fra Nietzsche e Rudolf Steiner. Ben inteso: non tanto il M. qui presentato ; quanto il M. apparentemente antitetico: l'epigrammista gnomico, ancor più che polemistico ; l'elucubratore così detto mistico ; lo scrittore di aforismi ; infine, last not least, il lirico difficilmente parodiabile (non figura, ad es., il suo Pègaso tra i vorgerittenen in «Das teutsche Dichterross» di Hanns v. Gumppenberg-Munchen 1918 - Verlag Callwey).
- ↑ Anmerk. durch WikiSysop: Da ich nicht alle Buchstaben entziffern konnte, habe ich den griechischen Part als Bildchen hochgeladen
- ↑ In calce ai nostri marginalia dell'Introd. ai Galgenlieder.)
- ↑ Né «collage» né
né mortificazione indusse alla lingua francese lo Chénier, immettendovi la parola oaristys : se, dopo tanta fuga, diremmo quasi, di evi, essa poté rinverdire a magica suggestività nel verso di Paul Verlaine (Poèmes saturniens - Melancholia - Voeu).
- ↑ Al presente, meno arbitrario, accostamento di questi due genii ci conforta, fra l'altro, una definizione dello Swift, data dal Coleridge : anima Rabelaisii habitans in sicco. Togliamo la citazione da Emilio Cecchi: St. d. Dett. Inglese, p. 137, (Milano, 1915, Ed. Treves).
- ↑ E le... sciarade; come quella cui si presta la parola unica, del titolo tedesco di questa lirica: Windhose (— turbine), composta di Wind (vento) + Hose (= braca).
Indice
- Introduzione ... pag. 5
- Florilegio di Galgenlieder ... pag. 7
- Desiderio di monumento ... pag. 7
- Il pianeta delle mosche ... pag. 8
- Il problema ... pag. 8
- Il ginocchio ... pag. 8
- Il sospiro ... pag. 9
- Atto di nascita della filosofia ... pag. 9
- Le mutande ... pag. 9
- Il Nasobēm ... pag. 10
- La prova ... pag. 10
- Fischia il vento ... pag. 11
- Il pécoro lunare ... pag. 12
- I due imbuti ... pag. 12
- La ghiandaia intinta d'estetica e solo all'estetica intenta (imitazione) ... pag. 13
- Il dondolo sul balcone deserto ... pag. 13
- La luna ... pag. 14
- Il luccio (imitazione) ... pag. 14
- Cielo e terra ... pag. 15
- L'unicorno ... pag. 15
- La Naehe ... pag. 16
- La gazza ... pag. 16
- Abbozzo di tragedia ... pag. 18
- Canzone dei gabbiani ... pag. 18
- Eroico barboncino ... pag. 19
- PALMSTROEM ... pag. 20
- Palmstroem ... pag. 20
- Il villagio boemo ... pag. 20
- Con la faccia rivolta verso nord ... pag. 21
- Occidentale-orientale ... pag. 22
- Dormita didascalica hypnotherapeutica ... pag. 22
- Elucubrazioni scultoresche ... pag. 22
- Le palle ... pag. 23
- Apprensioni per l'avvenire ... pag. 24
- Il magazzino ... pag. 25
- Rimedi antirumori ... pag. 26
- S.:78
- Bona fide ... pag. 26
- Teatro I ... pag. 27
- Teatro II ... pag. 28
- La scienza ... pag. 29
- Studi linguistici ... pag. 29
- In costume animalesco ... pag. 30
- La lampada nychthèmera ... pag. 31
- L'oriuolo di Korf ... pag. 32
- L'oriuolo di Palmstroem ... pag. 32
- L'olfatto di Korf ... pag. 33
- La «osmaulide» ... pag. 33
- Il bar automatico aromatico ... pag. 34
- La stazione climoterapica ... pag. 34
- La trappola I ... pag. 35
- La trappola II ... pag. 35
- Nella stazione climatica invernale ... pag. 36
- Palmstroem a un usignolo che non lo lasciava dormire ... pag. 36
- Il fucile buttato ... pag. 37
- L'incantesimo di Korf ... pag. 38
- Il Muenchhausen di Korf ... pag. 39
- I libri d'Europa ... pag. 40
- KORF e PALMSTROEM gareggiano in notturni.
- 1) La Sacerdotessa ... pag. 40
- 2) La giacca ... pag. 41
- 3) Notturno in bianco ... pag. 41
- Korf a Berlino ... pag. 42
- Alpinismo I ... pag. 42
- Alpinismo II (scienza applicata) ... pag. 42
- Korf rilegato ... pag. 43
- Gli occhiali ... pag. 43
- La gazzetta del meriggio ... pag. 44
- L'albero imposto ... pag. 44
- Il probo e pio gigante ... pag. 45
- Korf inventa arguti motti ... pag. 46
- I pantaloni di ventuto ... pag. 46
- La mogliera del vento ... pag. 46
- Il dono ... pag. 47
- Palmstroem pone di notte il suo cronometro ... pag. 48
- Del legger giornali ... pag. 48
- L'atmosfera della stanza ... pag. 49
- Quadri ... pag. 49
- La stadera ... pag. 49
- L'art pour l'art ... pag. 50
- La prova del fuoco ... pag. 50
- La cosa impossibile ... pag. 51
- S.: 79
- L'autorità ... pag. 52
- La gente veramente pratica ... pag. 53
- Palmstroem professore ... pag. 54
- Il cavallo poliziotto ... pag. 54
- Venere - Palmstroem - Anadyòmene ... pag. 55
- Similitudine ... pag. 55
- Speculativo ... pag. 55
- Il sognatore ... pag. 56
- Palmstroem loda ... pag. 56
- I due conviti ... pag. 57
- Paralipòmeno apocrifo (dal ciclo «Horatitis travestatus») ... pag. 57
- La fiera boema (dal ciclo «Egon und Emilie») ... pag. 58
- Fine delle poesie di MORGENSTERN ... pag. 58
- Parergon ... pag. 58
- MARGINALIA
- I. Introduzione ... pag. 61
- II. Florilegio di Galgenlieder ... pag. 64
- III. Palmstroem ... pag. 69
- IV. Horatius travestitus ... pag. 72
- V. Parergon ... pag. 72
- VI. Commiato augurale ... pag. 73
- INDICE ... pag. 77